6. Come contrastare il Cyberbullismo? Tutela e rimedi al male dei giovani

Il bullismo è un fenomeno sociale che purtroppo tutti conosciamo: a chi non è capitato ai tempi della scuola, se non di subire, quanto meno di assistere alle prepotenze di “branchi di bulletti” perpetrate nei confronti del malcapitato di turno che poi finisce, purtroppo, per isolarsi soffrendo per un’emarginazione che segnerà la sua adolescenza e, forse, tutta la sua vita?
Questi tristi episodi hanno occupato le pagine dei giornali con i tristi casi di cronaca degli ultimi tempi che hanno visto giovani ragazzi i quali, fiaccati nella volontà e nella dignità, sono arrivati al punto di decidere di togliersi la vita.

Ma ciò che mi ha colpito è che un nuovo mezzo di comunicazione di massa ha mostrato, ancora una volta, la sua potenza: internet e, in particolare, i social media (facebook, twitter e altri). I bulli hanno, infatti, scoperto che è più facile prendere in giro un coetaneo e umiliarlo comodamente seduti alla propria scrivania o, addirittura, smanettando con lo smartphone che ormai tutti hanno in tasca. Le umiliazione “virtuali” fanno ancora più male di quelle “reali” perché restano lì, nero su bianco, come incise su un macigno che schiaccia la vittima la quale non può più scappare ai “commenti”, alle “condivisioni” di foto scattate in un momento in cui si perpetravano, non innocenti scherzi, ma veri e propri abusi e soprusi.
Il legislatore, di fronte all’ennesimo caso di un minore suicida, ha deciso di correre ai ripari adottando la legge del 29 maggio 2017 n. 71, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dello scorso 3 Giugno (e, quindi, in vigore dal 18 Giugno), denominata “Disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione ed il contrasto del fenomeno del Cyberbullismo”. Ma procediamo con ordine.

Cosa è il Cyberbullismo?

La legge in commento definisce il Cyberbullismo come:

“qualunque forma di pressione, aggressione, molestia, ricatto, ingiuria, denigrazione, diffamazione, furto d’identità, alterazione, acquisizione illecita, manipolazione, trattamento illecito di dati personali in danno di minorenni, realizzata per via telematica nonché la diffusione di contenuti on line aventi ad oggetto anche uno o più componenti della famiglia del minore il cui scopo intenzionale e predominante sia quello di isolare un minore o un gruppo di minori ponendo in atto un serio abuso, un attacco dannoso, o la loro messa in ridicolo (art. 1).

La definizione di bullismo cibernetico è abbastanza ambia comprendendo comportamenti che vanno dall’aggressione fino alla diffamazione (cioè un’espressione offensiva) e alla mera diffusione di qualunque genere di contenuto (registrazioni video o anche audio, immagini fotografiche, fotomontaggi, ecc.) tesi ad “isolare” uno o più minori tramite un abuso o una semplice “messa in pericolo”.

A chi è rivolta la legge?

Non è abitudine dello scrivente commentare le leggi, perché quella che stai leggendo non è la rubrica di un opinionista, ma in questo caso devo esprimere il mio disappunto per il fatto che il legislatore si è occupato solo delle condotte che riguardano i minori ultraquattordicenni (coloro che hanno compiuto i quattordici anni): la legge in commento, in altri termini, troverà applicazione solo ove sia la vittima sia il “bullo” abbiano compiuto i quattordici anni.
Forse mi sbaglio, ma io vedo che bambini di oggi imparano ad usare il tablet prima di leggere e scrivere, quindi penso che la tutela doveva essere estesa anche alle fasce di età inferiori ai quattordici anni.

Che tipo di tutele sono previste dalla legge in favore delle vittime?

Dobbiamo premettere che la legge contro il cyberbullismo, nelle intenzione dei proponenti, puniva il bullo con le classiche sanzioni penali (processo penale e pene). Durante la discussione del disegno di legge è, tuttavia, emersa l’esigenza di “prevenire” il fenomeno visto anche il coinvolgimento di minori.
La legge ha, quindi, apprestato degli strumenti volti, da una parte, a rimuovere i contenuti incriminati e, inoltre, ad ammonire il bulletto di turno a non perpetrare le sue angherie.

Il primo degli strumenti di cui ti ho parlato consiste nella possibilità (art. 2) prevista per il minore stesso e per i suoi genitori di chiedere al gestore del sito internet (o del social media) l’oscuramento, la rimozione, il blocco di qualsiasi dato personale del minore, nonché dei contenuti diffusi in rete, se rientranti nelle condotte di cyberbullismo. L’interessato, nel caso in cui alla richiesta non sia dato seguito nelle successive 48 ore, potrà rivolgersi al Garante per la protezione dei dati personali il quale dovrà intervenire tempestivamente e imporre la rimozione dei contenuti contestati.

Il minore e la sua famiglia potranno, inoltre, rivolgersi (art. 5 e 6) al Questore e chiedere l’adozione di un provvedimento di “ammonimento” nei confronti del bullo. L’ammonimento consiste in un richiamo orale del Questore rivolto al bullo il quale viene diffidato formalmente a non tenere più la condotta vietata dalla legge: nel caso in cui tale richiamo non dovesse essere sufficiente potrà intervenire, anche d’ufficio (senza, cioè, che sia necessaria la denuncia o la querela della vittima) la Procura della Repubblica.

Cosa deve fare la scuola che frequenta mio figlio?

La legge contro il cyberbullismo pone a carico degli istituti scolastici alcuni obblighi volti a prevenire ed affrontare il fenomeno del bullismo come l’individuazione di un docente referente e la stesura di linee guida che prevedano l’aggiornamento dei docenti e la collaborazione con le forze dell’ordine.
Gli istituti scolastici sono quindi chiamati ad adempiere agli obblighi imposti dal legislatore e, nel caso in cui non dovessero provvedere, potranno essere anche chiamati a rispondere per i danni subiti dal minore vittima di bullismo.

Cosa posso fare se mi rendo conto che mio figlio è vittima di cyberbullismo?

Avrai già capito che puoi attivare gli strumenti in commento anche personalmente perché la legge non richiede l’assistenza obbligatoria di una avvocato. Ma se mi hai già seguito il mio consiglio è quello di rivolgerti ad un professionista qualificato che potrà assisterti e consigliarti nel migliore dei modi.

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Francesco Raccagna
Classe 1981, laureato in Legge presso l’Università di Pavia nel 2009, specializzato in Diritto Civile e Penale e abilitato presso la Corte di Appello di Milano. Dal 2015 é avvocato in proprio e presso uno studio associato di Marsala. Compagno di Francesca, ama il cinema, lo sport e la buona cucina.