9. Ristrutturare il debito delle PMI: con le procedure da sovraindebitamento ripartire oggi è possibile

Torno a parlarti di un argomento a me molto caro: la crisi da sovraindebitamento ma questa volta ci occuperemo, in particolare, delle imprese.

Tengo molto a questa problematica perché guardandomi intorno vedo famiglie e imprese ridotte in grave difficoltà a causa di questa crisi economia che sembra non avere mai fine. Gli strumenti predisposti dalla legge 3 del 2012 consentono di tagliare il debito concedendo una seconda chance alle imprese in difficoltà (fresh start).

Ti ho già parlato di questo argomento ma è utile ricordarti che con il termine “sovraindebitamento” si intende la situazione di perdurante squilibrio tra le obbligazioni assunte e il patrimonio prontamente liquidabile che non consente di pagare i debiti assunti.
Non è necessario, quindi, che si arrivi all’irreversibile incapacità di pagare i creditori (come avviene nelle procedure fallimentari) ma è sufficiente un’insolvenza prospettica cioè una condizione tale per cui è ragionevole prevedere che il debitore non sarà più in grado di far fronte agli impegni assunti.

La mia impresa è in difficoltà: non riesco più a pagare i miei creditori e sto pensando di chiudere. Cosa posso fare?

La legge 3 del 2012 offre tre strumenti: il piano del consumatore, l’accordo con i creditori e la liquidazione del debitore che consentono di tagliare il debito.
Del piano del consumatore ce ne siamo già occupati, oggi ti voglio parlare dell’accordo con i creditori che consente di trovare un’intesa con i creditori al fine di ristrutturare il debito.

Posso accedere allo strumento dell’accordo con i creditori?

  • Se rientri in una delle categorie di seguito elencate, posso aiutarti:
    Il consumatore, cioè la persona fisica che ha assunto i debiti per motivi estranei alla propria attività imprenditoriale o professionale;
  • I professionisti, le società tra professinisti e le associazioni professionali;
  • I soci illimitatamente responsabili di società di persone e di società fallibili;
  • Gli enti privati non commerciali;
  • Gli enti pubblici;
  • Gli imprenditori commerciali sotto – soglia;
  • L’imprenditore agricolo;
  • Le startup.

Per imprenditore commerciale sotto-soglia si intendono tutte quelle imprese che, ai sensi dell’art. 1 della legge fallimentare, non sono fallibili quando ricorrono, nei tre anni antecedenti al momento del deposito dell’istanza, congiuntamente tre requisiti: un attivo patrimoniale annuo non superiore alla somma di €.300.000,00, ricavi lordi complessivi annui non superiori alla somma di €.200.000,00, debiti il cui ammontare non è superiore alla somma di €.500.000,00. Non sono fallibili neanche gli imprenditori la cui attività è cessata da oltre un anno.

L’imprenditore agricolo è colui che esercita attività di coltivazione del fondo, selvicoltura, allevamento
di animali e tutte le attività connesse dirette alla manipolazione, conservazione e trasformazione dei
prodotti nonché le attività dirette alla fornitura di beni e servizi mediante l’utilizzazione prevalente di
attrezzature o risorse dell’azienda. Come vedi la definizione di imprenditore agricolo, prevista dall’art.
2135 c.c., è molto ampia per cui se lavori nel campo dell’agricoltura o dell’allevamento è molto probabile
che potrai ricorrere alla procedura di cui ti sto parlando.

Altrettanto importante è la categoria delle startup che comprende tutte quelle giovani imprese con un alto
tasso di innovazione (investimenti nelle nuove tecnologie, personale qualificato) a cui la legge dedica
molti incentivi tra cui la possibilità di accedere all’accordo con i creditori per proseguire l’attività
nonostante una momentanea difficoltà.

Sono in difficoltà e rientro in una di quelle categorie: cosa devo fare?

La legge oggi ti consente una seconda chance di ripartenza: rivolgiti ad un professionista specializzato (come me) il quale potrà valutare se puoi accedere alle procedure contro la crisi da sovraindebitamento.

In cosa consiste l’accordo tra il debitore e i creditori?

Lo strumento in commento offre la possibilità di raggiungere un accordo con la maggioranza dei creditori
(in relazione all’entità del credito) teso a ristrutturare il debito.
In altri termini, la legge ti consente di “prendere una boccata d’ossigeno” con una dilazione del debito
(rimandare il pagamento delle rate) o una esdebitazione (il taglio del debito). L’accordo, inoltre, può
essere raggiunto nella prospettiva della liquidazione dei beni del debitore oppure nella continuazione ma anche in una forma mista.

Visto che la ristrutturazione è rimessa all’approvazione dei creditori non è richiesto alcun giudizio sulla
meritevolezza del debitore da parte del Tribunale che deve omologare l’accordo.

Una vantaggio molto importante è, inoltre, che la procedura dell’accordo dei creditori sospende le procedure esecutive che stai subendo! In altri termini, l’ammissione alla procedure blocca tutte le azioni che i creditori hanno posto in essere (pignoramenti mobiliari e immobiliari con imminente vendita dei beni) per aggredire il tuo patrimonio.

Come è possibile che i creditori prestino il loro consenso al taglio del debito?

La ristrutturazione del debito conviene anche ai creditori perché l’aggressione dei beni del debitore spesso
non è sufficiente a coprire l’intero credito e, una volta che l’impresa cessa la propria attività, il creditore
non ha alcuna prospettiva di recuperare il resto delle somme dovute: allora perché affrontare le spese e le
lungaggini di una procedure di recupero crediti quanto il debitore si impegna a continuare l’attività (fresh
start) e a saldare i suoi debiti nel tempo?

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Francesco Raccagna
Classe 1981, laureato in Legge presso l’Università di Pavia nel 2009, specializzato in Diritto Civile e Penale e abilitato presso la Corte di Appello di Milano. Dal 2015 é avvocato in proprio e presso uno studio associato di Marsala. Compagno di Francesca, ama il cinema, lo sport e la buona cucina.