12. Garante o Fidejussore in difficoltà? Ecco come puoi salvarti con il “piano da sovraindebitamento”

Hai prestato una garanzia per consentire ad un tuo conoscente di ottenere un prestito ma adesso ti trovi in difficoltà perché il creditore intende rivalersi su di te?

Spesso, infatti, capita di voler aiutare una persona a noi cara la quale vorrebbe ottenere un prestito sebbene non sia in grado di prestare idonee garanzie. Allora avrai pensato “si tratta solo di una firma, manterrà l’impegno preso”. La crisi economica, purtroppo, ti ha colto di sorpresa come la banca che improvvisamente ti chiede di saldare il debito garantito ma, nel frattempo, la tua situazione finanziaria è peggiorata e non sei in grado di fare fronte alla garanzia prestata.

Lo sapevi che una delle procedure da sovraindebitamento, con l’ausilio di un professionista specializzato, potrebbe risolvere i tuoi problemi?

Ti voglio spiegare, in modo semplice e chiaro, come la giurisprudenza sia recentemente giunta a chiarire che anche il fideiussore/garante può accedere al piano del consumatore.

In questi precedenti articoli ti ho già spiegato che esiste la legge 3 del 2012 la quale ha predisposto tre procedure, volte a risolvere le crisi da sovraindebitamento, a cui possono accedere i soggetti non fallibili secondo i parametri di cui all’art. 1 della Legge Fallimentare. È utile descrivere brevemente i tre strumenti contemplati dalla legge:

  • Accordo di ristrutturazione: si raggiunge un accordo con la maggioranza dei creditori, o meglio di coloro che detengono la maggioranza del credito, al fine di falcidiare parte del debito;
  • Piano del consumatore che consiste in una procedura “unilaterale” a cui i creditori possono partecipare da “spettatori” che, però, è riservato esclusivamente al consumatore (inteso come colui il quale ha contratto i suoi debiti per motivi che esulano da un’eventuale attività imprenditoriale svolta);
  • Liquidazione del patrimonio: il debitore liquida tutto il suo patrimonio al fine di soddisfare i propri creditori e, solo successivamente, accede all’esdebitazione;

Se hai garantito per il debito altrui, generalmente, sei un fideiussore che, secondo la legge, è colui il quale, obbligandosi personalmente verso il creditore, garantisce l’adempimento di un’obbligazione altrui (art. 1936 c.c.). Il contratto di fideiussione consistente, quindi, in “un accordo stipulato tra creditore e fideiussore, rispetto al quale il debitore è terzo e garantisce l’adempimento dell’obbligazione altrui attraverso la personale obbligazione del fideiussore verso il creditore. L’obbligazione del fideiussore si configura, dunque, come obbligazione accessoria il cui oggetto è naturalmente identico a quello dell’obbligazione principale e, salvo patto contrario, si estende solo a tutti gli accessori del debito principale e alle spese. Non sono, quindi, efficaci, nei confronti del fideiussore i patti intervenuti tra creditore e debitore, modificativi dell’obbligazione principale garantita e ciò sia per la natura stessa dell’obbligazione fideiussoria, sia per il disposto degli articoli 1346 e 1372 del codice civile” Cass. civ. Sez. III, 05/07/2004, n. 12279.

La questione che ha affrontato la giurisprudenza riguarda la possibilità per il garante/fideiussore, il quale ha garantito il debito altrui contratto per fini commerciali o imprenditoriali, di accedere alle procedura da sovraindebitamento. In questa ipotesi era, infatti, pacifico che fosse possibile accedere agli strumenti dell’accordo dei creditori e alla liquidazione del patrimonio ma era discusso se fosse possibile accedere altresì al piano del consumatore che è riservato esclusivamente a coloro i quali abbiano assunto debiti per fini estranei ad attività imprenditoriali. La domanda, in altri termini, era la seguente: colui che ha garantito un debito altrui assunto a fini imprenditoriali/professionali può accedere al piano del consumatore nonostante la natura del debito principale?

Al fine di comprendere i termini della questione è opportuno rivedere la nozione di consumatore descritta dal comma 2, lett. b), dell’art. 6 della Legge 3 del 2012, secondo cui per consumatore si intende “il debitore persona fisica che ha assunto obbligazioni esclusivamente per scopi estranei all’attività imprenditoriale o professionale eventualmente svolta”.

A ciò si deve aggiungere che la legge 3/2012 esclude che gli effetti dell’omologazione del piano o il raggiungimento dell’accordo possano essere estesi ai garanti:

  • art. 11: L’accordo non pregiudica i diritti dei creditori nei confronti dei coobbligati, fideiussori del debitore e obbligati in via di regresso.
  • art. 12 – ter: L’omologazione del piano non pregiudica i diritti dei creditori nei confronti dei coobligati, fideiussori del debitore e obbligati in via di regresso.

I Tribunali erano, sulla scorta dell’interpretazione restrittiva delle norme citate, tendenzialmente scettici sulla possibilità per il garante di accedere al piano del consumatore ogni qual volta in cui l’obbligazione garantita fosse riconducibile ad un’attività imprenditoriali.

Nei primi mesi del 2016 è, tuttavia, intervenuta sulla questione la Corte di Cassazione la quale ha stabilito quanto segue: “ai sensi della legge 27 gennaio 2012, n. 3 (c.d. ristrutturazione per sovraindebitamento), la nozione di consumatore per essa abilitato al piano, come modalità di ristrutturazione del passivo e per le altre prerogative ivi previste, non ha riguardo in sé e per sé ad una persona priva, dal lato attivo, di relazioni d’impresa o professionali, invero compatibili se pregresse ovvero attuali, purché non abbiano dato vita ad obbligazioni residue, potendo il soggetto anche svolgere l’attività di professionista o imprenditore, invero solo esigendo l’art. 6, co. 2, lett. b) una specifica qualità della sua insolvenza finale, in essa cioè non potendo comparire obbligazioni assunte per gli scopi di cui alle predette attività ovvero comunque esse non dovendo più risultare attuali, essendo consumatore solo il debitore che, persona fisica, risulti aver contratto obbligazioni — non soddisfatte al momento della proposta di piano – per far fronte ad esigenze personali o familiari o della più ampia sfera attinente agli impegni derivanti dall’estrinsecazione della propria personalità sociale, dunque anche a favore di terzi, ma senza riflessi diretti in un’attività d’impresa o professionale propria, salvo gli eventuali debiti di cui all’art. 7 co. 1 terzo periodo (tributi costituenti risorse proprie dell’Unione Europea, imposta sul valore aggiunto e ritenute operate e non versate) che sono da pagare in quanto tali, sulla base della verifica di effettività solutoria commessa al giudice nella sede di cui all’art. 12 bis co. 3 l. n. 3 del 2012” (Corte di Cassazione, sezione I civile, sentenza 1 Febbraio 2016 n. 1869).

La Corte di Cassazione sembra, quindi, ammettere anche per il garante la possibilità di accedere al piano del consumatore sebbene il debito principale sia stato contratto a fini professionali purché la garanzia sia stata prestata per motivi estranei all’attività professionale eventualmente svolta dallo stesso garante.

Ti ho, quindi, spiegato che se ti trovi in difficoltà finanziarie perché hai prestato una garanzia per il debito altrui, anche se contratto per fini imprenditoriali/professionali, puoi accedere alla procedure da sovraindebitamento: come sempre ti consiglio di rivolgerti ad un professionista specializzato che, come chi scrive, si occupa di aiutare le persone che non sono più in grado di far fronte ai debiti assunti.

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Francesco Raccagna
Classe 1981, laureato in Legge presso l’Università di Pavia nel 2009, specializzato in Diritto Civile e Penale e abilitato presso la Corte di Appello di Milano. Dal 2015 é avvocato in proprio e presso uno studio associato di Marsala. Compagno di Francesca, ama il cinema, lo sport e la buona cucina.